Senza di te

Sabbia del deserto,
volata sul mare dopo una tempesta;
Lo strato superficiale
di una pozzanghera stesa al sole;
Un vecchio ricordo,
di chi non è andato e chi resta.

I frammenti di meteorite,
ridotti in polvere dall’atmosfera;
Lo strato protettivo
dell’uovo sodo in bollitura;
Una gazzella impaurita,
dinnanzi ad una pantera nera.

Cenere
di una chiesa bruciata,
portata via dal vento;
Un batterio, psicrofilo
in acqua termale;
Un mattone usurato,
ormai bloccato, in cemento;
Il sottile strato, di ghiaccio,
che vien sciolto dal sale.

Perché io,
con te,
vivo in un mondo
tutt’altro che spento:
E vorrei vedere, solo con te
l’aurora boreale.

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Animum quoque

Neve.

Non potevo trovare di meglio tornato a Bologna. Un’altra avventura è terminata, di nuovo ritorno alla vita reale, e come ogni volta non sono l’unico a chiedermi perché, il perché io lo faccia: qualcosa di così faticoso, qualcosa che nemmeno mi appassiona, di così poco appagante, e per così poco.

Finisce che non so mai cosa rispondere; “si fa esperienza”, “non avevo altro da fare”, “mi servono soldi”. La verità è che sono convinto che se nella vita vuoi davvero diventare qualcuno, devi sapere che significa non esserlo, sapere che significa farsi il culo ed essere indipendenti.

Heavy Rain

Non impari dalla pioggia se non ti ci infradici

Ernia, non c’è una persona che più mi rappresenta in questa situazione. Anche lui ha un passato in cui non era nessuno, ma di cui va fiero. Nonostante non ne avesse davvero bisogno ha passato mesi a fare il cameriere, per andare a Londra; poi ha perfino fatto parte della sicurezza all’Istituto Oncologico Europeo di Umberto Veronesi, con cui si è pagato gli studi in Francia. Lo ammiro, da un lato vorrei essere come lui, dall’altro non so nemmeno chi io sia. Ho talmente tanti sogni che non saprei quale percorso intraprendere, così finisco per continuare a fare avventure nuove in posti diversi, forse per ambientarmi, forse per ritrovarmi.

Dimmi tu ce l’hai mai avuto un piano B? Se l’esperienze poi si infrangono

I miei piani credo si fermino alla T se non direttamente alla Z. Ogni giorno ho un’idea nuova di cosa farmene del mio futuro, il problema è quando finisco per avere talmente tanti obiettivi, da non riuscire a concentrarmi nemmeno su uno in particolare. Mi dicono che non ho una vera passione, perché “quando si ha una passione si potrebbe trascorrere l’intera vita a praticarla”, io invece preferisco ritenermi un sognatore in grande, con più di una semplice passione, magari pure migratoria. “Tu non hai paura, di non essere all’altezza?

Deve compiere un atto di fede, o diventerà un vecchio pieno di rimpianti che aspetta da solo la morte

Citando Inception, questa è la mia più grande paura. Un futuro pentimento, magari per una scelta errata, un’occasione che non è stata colta, un amore che non si è realizzato. Invecchiare e rendersi conto del tempo buttato: a fare un lavoro che non mi piace, passato con persone che non mi ascoltano e vissuto in luoghi che non mi parlano. Amo Bologna mentre sogno Dublino, servo dei piatti ma immagino inchiostro.

Fino a due settimane fa questo blog si chiamava Nella mente di un Cappuccino: il soprannome che mi hanno dato a Formentera, dove tutto è iniziato e dove ho lasciato una parte di me. Questo nome l’ho eliminato perché sento che quella parte di me è morta ormai, quella parte che si era affezionata a delle persone che ha perso, che gli mancano ma che non ha il coraggio di ammetterlo perché sopprimere le emozioni è il modo migliore per evitare rimpianti.

Il tempo porta via tutto, anche la memoria; ricordo
che da fanciullo spesso cantando passavo giorni interi

wallup.net

Petali

Chi l’avrebbe mai detto che una strada provinciale potesse essere così buia. Nemmeno un lampione a osservare i passanti, pellegrini viaggiatori tra piccoli borghi al di fuori del tempo. Il panorama è privo di inquinamento luminoso e ciò rende le stelle più brillanti, mi ricordano i riflessi della tua iride, accesa come un fuoco caldo in una notte invernale. Ai nostri lati solo ettari ed ettari di latifondi, è quasi come se fossimo immersi in un infinito contado, come se la società non esistesse più, come se fossimo rimasti soli. Eppure questo sentiero possiede migliaia di occhi, piccoli fanali che a coppie lo attraversano e tagliano la tenebra di questo cupo paesaggio rurale, mi sento come in un sogno, è la tua mano nella mia a ricordarmi dove sono, che tutto questo è reale. L’unione di due universi divergenti, due poli positivi, incapaci di scontrarsi e dare vita ad una supernova.

Il Freddo appanna i finestrini, ci tiene stretti, come pupazzi di neve sciolta dal nostro stesso calore. Il lungo contado si spezza in una nebbiosa fila di abeti, ma nessun richiamo della foresta, solamente un immobile, frastornante, Silenzio.

Loro non vogliono essere disturbati.

Le tue mani sono ghiaccio, come il mio cuore, ma se le stringo, lui si scioglie.

Scraps

Kevin. Kevin avrebbe voluto tenere sempre tutto sotto il suo controllo, un vero manipolatore, ha sempre racchiuso il suo destino stretto tra le dita. Per questo amava camminare, da solo intendo, guardare il mondo con i propri occhi, osservare luoghi consumati dal tempo attraverso la sua iride. Un esploratore, riusciva a catturare ogni singolo particolare nei suoi negativi, ce l’avrei visto bene sulla Luna, un giorno, a rappresentare il cielo, come un riflesso oscuro della sua anima. Eppure è ancora qui, e ne paga le conseguenze, il giorno evidenzia silenzioso il buio nei suoi occhi, una tenebra che disegna nell’aria il suo stato d’animo.

Lui vorrebbe solo sparire.

Non so cosa lo avesse sempre bloccato, forse la paura, forse sapeva che sarei stato io a mancargli, e viceversa. È cominciato tutto così infondo, un’amicizia infrangibile, io non l’avrei mai abbandonato e lui, beh, lui non l’ha mai fatto.

Aeroporto di Sidney, ci è voluto un giorno ma siamo giunti lontano. Non so quanto durerà, se reggerò, non so se mi mancherà Parigi, ma so che io e Kevin saremo insieme, e ciò mi basta. Brezza marina, deserti abitati, sento già l’odore di australe, chissà se i venti portano un nome universale.

Bulàgna

La dotta, la rossa, la grassa. Non pensavo fosse possibile innamorarsi così di un luogo, ma dopotutto non parliamo di una città qualunque.

L’ho sempre ribadito: la città in questione è una città magica, eppure nessuno ci crede mai, almeno finché non la visita. Forse è il suo stile medievale, forse questo la mantiene legata ad una forza superiore, rimane il fatto che non è paragonabile a nessun’altra metropoli. Non c’è bisogno di grattacieli per rendere una città bella, c’è bisogno di vita, qualcosa che a Lei non mancherà mai.

La sua magia non è nulla di paranormale, è un incantesimo che ti colpisce mentre ti fai ipnotizzare da essa: è un qualche cosa che non si può spiegare così facilmente, a parole o nero su bianco, è qualcosa che va vissuto in prima persona. La gente vede di Lei solo il lato superficiale, il perenne e fastidioso via vai di turisti, la freddezza delle persone, gli spacciatori. Il vero abitante ne respira i vicoli, ne domina i colori, non gli sfugge nulla.

Una coppia che si scatta una foto e nello sfondo appare un cameriere, non troppo elegante, con lo scopo di servire un caffè ad una ragazza sola dal viso triste, una ragazza che probabilmente sta aspettando una persona che non arriverà mai. Così passa il tempo ad ammirare i dipinti di un artista di strada posti su una saracinesca chiusa, il suo ultimo cliente è un giovane padre, intento a comprare un quadro per suo figlio, raffigurante una nave durante una tempesta.

Bologna è questo: vite che si intrecciano, momenti separati tra loro che coesistono in un mondo parallelo, fatto di mura e di torri riservate ai pochi che sapranno apprezzarla davvero;

Bologna è arte, storia, per alcuni una religione.

La gente ci viene per visitarla, ci viene per studiare, ci viene per vivere. Ti sentirai sempre protetto sotto i suoi portici, sia dalla pioggia che dal resto del mondo. Non potrò mai dire di conoscere bene le strade di Bologna, ma loro possono dire di conoscere bene me.

“Accendo il motore, guardo nello specchietto
e vedo riflessa con un po’ di dolore
Bologna col rosso dei muri alle spalle
che poco a poco sparisce

Calma apparente

Penso che il mio più grande difetto sia l’archiviazione. Questa sete di perfezione, di rimuovere ciò che ha anche un piccolo particolare fuori posto, al fine di migliorare l’apparenza. Che sia una brutta foto su Instagram, un racconto, un ricordo, finisco per cestinare tutto.

Il problema è che anche inconsapevolmente siamo costantemente sottoposti a miglioramenti di noi stessi, un upgrade involontario che viene causato da tutto ciò che ci circonda. Ogni giorno viviamo nuove esperienze anche se non ce ne accorgiamo: può sembrare sempre la solita lezione di matematica, il solito tratto di autobus, la solita giornata di lavoro, ma non è così. C’è sempre quel piccolo particolare, quella conversazione, quella canzone, quel passo che ti cambia la giornata. Ogni volta che inciampi è una volta in meno in cui cadrai, ogni parola che sbagli è una scusa per imparare. Per questo archiviare i nostri errori è sbagliato, nascondere i nostri sbagli per fingerci migliori, perché noi siamo già diventati migliori.

“Ogni qualvolta cerchiamo di essere migliori di quello che siamo, anche tutto quanto ci circonda diventa migliore.”

Ogni secondo, ogni singolo momento è una scusa per crescere. E quando cresciamo iniziamo ad apprezzare tutto di più, ogni attimo, ogni particolare, ogni dettaglio. Sprechiamo tempo a desiderare qualcuno accanto dimenticandoci completamente di noi stessi, e finiamo per archiviare anche le persone che ci circondano. Ultimamente tutto ciò mi crea uno stato di ansia permanente, una pressa che cerca di avvertirmi che sto sprecando tempo, che devo darmi una svegliata, e invece continuo a far finta di nulla. Finisco letteralmente di non svegliarmi, finisco per addormentarmi perfino in classe, forse per distogliere l’attenzione dal mondo, riposarmi da questa vita così pesante ed imperfetta. Dopotutto arriviamo ad un certo punto in cui ci siamo limitati da soli le scelte perché è troppo tardi, forse abbiamo sbagliato le passioni da seguire, uno sport, la scuola, abbiamo ristretto il nostro campo di scelta notevolmente, e tutto senza accorgercene. Quindi arriva un momento in cui devi scegliere e anche in fretta, per non finire in un vicolo cieco.

Segui la tua strada, insegui i tuoi sogni, non permettere a nessuno di intromettersi nelle tue scelte, che sia per amicizia o per amore, nessuno dovrà mai scegliere al posto tuo. EDEN ha scritto un’intera canzone su questo, sul dialogo tra di lui, pronto a lasciare Dublino per sempre allo scopo di realizzare il suo sogno in America, e la fidanzata, per nulla pronta a perderlo.

Incontrerai sempre persone che cercheranno di sminuire i tuoi successi. Cerca di non essere tu il primo a farlo.

Limen

Mi chiedono che fine abbia fatto. La verità è che non c’è nessuna fine, solo un inizio. Sono pieno di bozze, non mi accontento più del solito racconto o il solito articolo, sto cercando di creare contenuti più veri, più duraturi. E questo mi blocca, finisco a perdere tempo, scrivere per poi eliminare, dare luce a testi che non mi convincono, e tutto ciò è così sbagliato.

È un periodo un po’ strano, sto cercando di riprendere in mano la mia vita ora che è tornata ad essere quella di sempre, eppure vivo in un eterno limbo fatto di attese, un limbo da cui non vedo l’ora di fuggire; è come se tutto ciò che mi circonda non fosse reale, come se chi mi sta accanto fingesse, forse per farmi sentire a casa. Però pare non funzionare dato che il mio unico desiderio rimane fuggire, McCandless non era poi così pazzo come molti pensano.

Il lupo si era solamente tramutato in orso.

Senza titolo

Il ticchettio di un orologio, un anziano a spasso con il proprio cane, un accendino ormai finito, una simulazione d’esame.

Oggi parlerò di scrittura. Tutto ciò è probabilmente un enorme paradosso dato che ogni volta che finisco qui a scrivere è proprio per la mia passione in questo ambito. Una questione particolare mi ha colpito, una molto importante, la questione “ispirazione”. “Ma da cosa trai ispirazione per i tuoi testi?”

Da tutto e da nulla.

L’ispirazione non è qualcosa che si può trarre, l’ispirazione è un qualcosa che deve arrivare spontaneamente, non va cercata, non va attesa, non va rubata. Solitamente per scrivere racconti, che siano drammatici o fantastici, mi siedo in luoghi nuovi, mi guardo attorno e immagino personaggi, mondi che non esistono, emozioni mai vissute, e così le parole nascono da sole. Ma ora sono tornato alla mia vera vita: vado a scuola, torno tardi, se c’è da studiare studio se no è la musica a farmi compagnia e finisco per scrivere solo in orari notturni, come ora.

Questo è il mio piccolo studio disordinato e la notte rimane la mia unica fonte d’ispirazione ora che sono bloccato qui; prima era molto più semplice, passavo le giornate in luoghi mai visti, sconosciuti, luoghi che sono riusciti a parlarmi e a darmi la voce su nuove storie. Adesso è cambiato tutto, la notte dormo tranquillo, al risveglio sono quasi annoiato da tutto questo, la vita ogni tanto dovrebbe essere più come nei film: movimentata, emozionante, vera. Se un Dio esiste mi ha donato la pazienza ma non la volontà di usarla, se un Dio esiste non mi ha donato grazia ma pigrizia. Passo il tempo a fare progetti e altrettanto tempo ad essere annoiato da essi, a volte basta davvero poco eppure quel poco risulta una dimensione ineguagliabile.

Non è l’ispirazione a creare i miei testi ma la voglia di uscire da questo pianeta, che sia con la mente o con il corpo, i miei testi rimangono un modo per andarmene, almeno per un po’. La seccatura è il viaggio di ritorno, ovvero un me stesso che si arrende al sonno e decide di andare a dormire;

ah eccolo, mi ha sopraffatto.

Think

Pochi giorni fa grazie ad un amico mi sono imbattuto in un video piuttosto interessante e riflessivo: un ragazzo spiega come spesso buttiamo il nostro tempo, non dandogli quasi valore, come buttiamo minuti, che diventano ore ed infine giorni sprecati. Per spiegarlo pone una domanda:

Se ricevessi ogni giorno 86.400€ sul tuo conto in banca, che il giorno dopo sparirebbero per tornare ad essere nuovamente 86.400€, non troveresti i modi più assurdi di spenderli?

Ho fatto un sondaggio con questa domanda e ho ricevuto davvero svariati commenti. Ovviamente ha stravinto come risposta il “sì” ma cosa mi ha colpito di più sono appunto le risposte ad essa, molte deludenti e poco fantasiose mentre c’è chi ha tirato fuori il meglio di sé.

“Quello che mi avanza posso darlo in beneficenza?”

Questa una delle risposte che meno mi ha colpito, per il semplice fatto che spesso pensiamo agli altri solo quando ne abbiamo l’opportunità, solo quando è il fato a regalarci soldi e non quando siamo noi a guadagnarli. Quindi questa la prima risposta bocciata, troppo poco realista, così ho chiesto di metterci più fantasia e pensare davvero a cosa avrebbero potuto farci con quei soldi. Non son rimasto deluso, certa gente ha davvero pensato alle cose più assurde:

“Tappa fissa da Hugo Boss, un appartamento, un abbonamento in concessionario, viaggi su viaggi e ogni sera un coca party con tre o quattro escort.”

Oppure:

“Armi, vestiti, oro e gemme, cavalli, castelli, terreni agricoli, avoja se li spendo.

Una cosa invece che mi ha deluso è che la metà delle persone ha commentato dicendo che li avrebbe investiti, che avrebbe comprato roba per poi rivenderla, messo in affitto case. Insomma ti trovi con quasi centomila euro ogni giorno e invece di vivere pensi a come aumentarli, raddoppiarli, perché più abbiamo e meno ci basta.

Il ragazzo del video però non parlava di soldi, parlava di tempo: gli 86.400€ rappresentano gli 86.400 secondi che viviamo ogni giorno. Spiega come li spenderemmo tutti fino all’ultimo centesimo se fossero soldi, mentre li sprechiamo ogni giorno.

Potremmo stare con le persone a cui vogliamo bene, viaggiare, migliorare in un hobby, studiare, imparare, invece finiamo a rivederci serie tv che abbiamo già visto pur di fare qualcosa. Finiamo per buttarci sul divano a chattare, girare le storie Instagram di totali sconosciuti perché abbiamo finito di vedere quelle di chi conosciamo. L’unica cosa che dovremmo fare è aprire gli occhi, guardarci intorno, trovare qualcosa di vero da fare: che sia uscire con un amico, scrivere una lettera alla persona che amiamo, fare jogging, suonare uno strumento, guardare un documentario, cucinare un piatto particolare. Ci sono talmente tante cose da fare che ci rimarranno nella vita e nemmeno ce ne accorgiamo, perché non ci importa. Non ci importa di buttare il nostro tempo perché pensiamo che un giorno in cui saremo più felici riusciremo a consumarlo meglio, ma non è così, un giorno invece ci pentiremo di tutto questo, del tempo sprecato a pensare a persone a cui non importa più di noi, il tempo sprecato a fare un lavoro che non sopportiamo, a non vedere chi amiamo.

Quindi apri gli occhi, ricordati delle persone a cui importa di te e ricordagli che per loro ci sarai, sempre.

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